Gli addii

10 maggio 2012

Ci stiamo abituando a una narrativa costruita con scene veloci, frasi asciutte, inquadrature cinematografiche, e a narratori che ci guidano per mano nella storia offrendoci certezze ferree. Anzi, ci siamo quasi assuefatti a questo tipo di racconto, da rifuggire quantomeno perché imposto per inerzia. Per fortuna, ogni tanto, esce ancora qualche classico moderno come questo, così è più facile ricordarci quante corde abbia la buona letteratura. Perché la storia, qui, è una cosa minima, ma si gonfia dei sussurri e delle supposizioni di un intero paese, che la segue a spezzoni e a distanza. Siamo in una piccola località montana, frequentata quasi solo dai familiari dei pazienti di un sanatorio. Un giorno arriva un uomo taciturno, che si scoprirà essere un ex campione di pallacanestro e che, pur malato, prende una camera all’hotel. Leggi il resto di questo articolo »

I primi tornarono a nuoto

25 aprile 2012

L’idea di fondo è grandiosa e rivitalizza d’un colpo lo sfruttatissimo mito moderno dei morti viventi – gli zombie – e persino il più antico dogma cristiano della reincarnazione: i morti si rimaterializzano nel posto esatto in cui avevano interrotto la loro prima vita – proprio così: non prendono possesso del loro vecchio corpo, che continua a corrompersi sottoterra se già non l’ha fatto, ma si ricompongono di nuova materia – e lo fanno con l’energia e il metabolismo dei neonati. All’inizio sono pochi a tornare, poi sempre di più, mentre i medici – tra i quali il protagonista del romanzo – imparano a conoscerli meglio. Papi usa una delle strategie più efficaci del fantastico: introduce un elemento straordinario in un mondo altrimenti uguale a quello che conosciamo e lascia che questo scateni la storia e la faccia crescere, descrivendo le reazioni delle persone, prima incredule e poi speranzose, e i paradossi delle nuova situazione. Leggi il resto di questo articolo »

Perciò veniamo bene nelle fotografie

16 aprile 2012

Mi verrebbe da definirlo un capolavoro, ma mi trattengo: non farei un buon servizio né a chi mi legge né all’autore, oltre che a me stesso. È che in un panorama di tale mediocrità letteraria, appena uno mostra qualche numero, uno scarto dalla norma, urlare al miracolo è la reazione più immediata. E qui c’è ben più che qualche semplice numero. Intanto, per cominciare, c’è un coraggio enorme: scrivere un romanzo in versi, oggi, ne richiede davvero tanto. Il 90 per cento delle persone si chiederà che cosa sia, un romanzo in versi. Anzi il 99 per cento. Eppure, anche se il parente più prossimo a questo libro è l’immenso Elio Pagliarani – da poco scomparso – la poesia è nata raccontando storie: l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, la Divina Commedia. È che siamo stati tutti rovinati dal trattamento qualunquistico riservato dalla scuola alla lirica otto-novecentesca. Siamo stati fiaccati da Leopardi, distrutti da Ungaretti, spazzati via da Quasimodo. Leggi il resto di questo articolo »

Exit Through the Gift Shop

8 aprile 2012

Sopra c’è scritto “dvd + libro” e tanto basta a trasformarlo in un oggetto che maneggio con diffidenza. Cioè, è chiaro che io l’ho preso per il film, ma poi ci trovo dentro un libro e mi dico che sì, è così perché sennò non puoi venderlo in una libreria – o magari puoi, ma in un modo diverso – e la prima cosa che mi viene da pensare è che il libro si potrebbe lasciare lì, intonso nella confezione. Poi però mi incuriosisce vedere che cosa si sono inventati, se hanno fatto le cose con un minimo di dignità, e scopro che il libro è interessante ed è un buon complemento al film. Di che cosa si tratta? Di graffiti, di street art e di Bansky, che ne è probabilmente l’interprete più noto, ma che allo stesso tempo è un artista del quale non si conosce la vera identità. Leggi il resto di questo articolo »

Lampi

30 marzo 2012

Mi era piaciuto molto Correre, biografia romanzata – se così si può dire – di Emil Zátopek, grandissimo corridore di fondo degli anni Cinquanta – e mi rendo conto di non averlo recensito, ahimé: ne ho parlato solo in radio – perciò appena ho visto il nuovo libro di Echenoz, su Nikola Tesla, mi ci sono avventato sopra. C’è la stessa disinvoltura di racconto, molto rapido e molto colloquiale, e la storia fila via con facilità. Ci sono gli stessi buchi, voluti, che ti lasciano curioso e insoddisfatto – bisogna farci l’abitudine – e c’è la stessa – anzi, forse di più – ambiguità: che cosa è vero, documentato, e che cosa, invece, è pura invenzione dell’autore? Poi c’è Tesla, uomo romanzesco per eccellenza: grande genio – a lui dobbiamo la corrente alternata – e grande fucina di idee sempre al limite del fantascientifico o del ciarlatanesco – una su tutte: la convinzione di essere stato contattato dai marziani – tanto da essere visto con sospetto dalla scienza ufficiale. Leggi il resto di questo articolo »

L’uomo nell’Olocene

16 marzo 2012

Non è facile, dopo un periodo forzato di scarse letture, riprendere con un libro così. E forse non è facile neppure perché siamo in un’epoca dove quella che – semplificando – possiamo chiamare la trama, ha preso un netto sopravvento su tutto il resto. Nessuno – per dire – si azzarda più a parlar male di un libro magari trascurato a livello formale – sul piano della lingua – ma ben ingegnerizzato nella scansione degli eventi. Eppure, superato lo choc, questo è un libro che ti riconcilia con la narrazione. Dentro c’è solo questo signore anziano, il signor Geiser, che lotta per rimettere insieme i cocci di qualcosa che all’inizio non capiamo – della sua memoria, della sua cultura, del senso per cui stiamo sulla terra – in un contesto poco chiaro: c’è stata un’alluvione, una frana, ma quanto gravi si stenta a dedurlo. Leggi il resto di questo articolo »

Steve Jobs

5 marzo 2012

Ci siamo. Martedì 6 marzo è uscito il mio libro. Che poi è il motivo principale per cui, negli ultimi tre mesi, questo blog è andato avanti a singhiozzo: ci ho lavorato con tanta dedizione da non aver più avuto qualche minuto per me, per la mia vita, per S. che è stata meravigliosa nel sopportarlo, per leggere. Anzi, ne pago tutt’ora le conseguenze: sul comodino ho sette libri aperti, tutti iniziati e nessuno dei quali mi ha convinto ad andare avanti. È che leggere è una funzione talmente vitale che devi trovarle un ritmo, devi permetterle di installarsi comodamente nella tua esistenza, di infilarsi negli interstizi lasciati liberi dalle altre attività vitali – le pulsazioni del cuore, le contrazioni dei polmoni – per poterne sopportare gli alti e i bassi. Quanto al mio libro, sono già stato accusato di ineleganza per averlo segnalato sulla pagina che tengo su Jack, quindi ne dirò poco. Leggi il resto di questo articolo »

I dispiaceri del vero poliziotto

20 febbraio 2012

Metti che sei un poeta. Metti che inizi tardi a scrivere narrativa, ma in dieci anni riempi migliaia di pagine. Metti che muori giovane, dopo aver scritto un romanzo-mondo che molti considerano un capolavoro della nuova letteratura latino-americana. Metti che sei sempre stato pubblicato da un piccolo editore che ha una lunga storia di qualità, ma che poi i diritti sulle tue opere postume se li aggiudichi un editore non grandissimo, ma terribilmente figo, capace di monopolizzare le discussioni nei salotti – e nei giornali – che contano. Metti tutto questo insieme e che cosa succede? Che all’improvviso, nel fuoco incrociato delle attenzioni, le librerie si riempiono di tue opere minori. Leggi il resto di questo articolo »