L’Avversario

30 gennaio 2014

Ecco, questo è un libro con il quale inizialmente ho avuto qualche problema. Perché parla di un uomo che un giorno si alza, uccide la moglie e i due figli piccoli, poi prende la macchina e va a uccidere anche i propri genitori e infine torna a casa e le dà fuoco, dopo aver assunto alcuni barbiturici, pensando – ma non è certo – di morire nell’incendio. Invece viene salvato ed è tutt’ora in carcere. È una storia vera – come si dice in questi casi – e io mi ero fatto l’idea che entrare in una materia tanto incandescente avrebbe permesso all’autore di condurci ai limiti delle nostre emozioni, della nostra comprensione, della nostra morale, un po’ come aveva fatto – lo so, lo ripetono tutti, diventa quasi un refrain senza senso – Truman Capote nell’inarrivabile A sangue freddo. Invece è l’esatto opposto ed è un bene che sia così. Leggi il resto di questo articolo »

I migliori libri del 2013

9 gennaio 2014

Sì, è proprio così: i Premi Melquíades sono tornati. Anche quest’anno ho lasciato sfogare i concorrenti, come il New York Times, il Guardian e Vanity Fair Italia e alla fine – con un’aggiunta di brivido, dato che non aggiorno il blog da un po’ (ma il profilo facebook di più) – ecco i premi per i migliori libri che ho letto nel 2013 (non necessariamente quelli usciti durante l’anno), categoria per categoria, sulla scia di quelle degli Oscar più che di quelle abituali nel mondo dei libri. Inizio, come di consueto, con il miglior libro, premio che attribuisco senza riserve a Le sei reincarnazioni di Ximen Nao di Mo Yan, titolo che potete considerare candidato in tutte le altre categorie principali e che perciò mi astengo dal nominare in seguito. Vince proprio per questo motivo: grande storia – grandi storie – grandi personaggi, straordinaria felicità narrativa. Miglior rilettura: Aspettando i barbari dell’implacabile J.M. Coetzee. Miglior personaggio protagonista maschile – con ben chiaro in testa il proposito di non duplicare i premi e di tirare in mezzo tutti i migliori libri dell’anno – Bartle, il soldato-narratore di Yellow Birds di Kevin Powers: il suo punto di vista sulla guerra e le sue devastazioni – asciutto ma sempre spinto fino al pericoloso limite della retorica, senza mai caderci – è davvero esemplare. Leggi il resto di questo articolo »

Il cimitero dei pianoforti

8 novembre 2013

Ci sono romanzi in cui a imporsi, sopra tutto il resto, è la qualità della voce. Sono libri che, in genere, funzionano da spie, da rilevatori che ci troviamo di fronte a un grande autore, che però non ha ancora raggiunto la piena compiutezza. Magari – come in questo caso – perché a mancare non è tanto la storia, quanto l’equilibrio, l’unione perfetta con la lingua. Però non mi pare che in giro ci siano molti scrittori capaci di orchestrare una voce così netta, oppure – che è quasi lo stesso – di porsi obiettivi tanto ambiziosi quanto quelli di Peixoto. E il risultato si vede nitidissimo in una serie di pagine di intensità incredibile, che mostrano una qualità tutta personale di farci vivere alcune scene, alcuni episodi, come se fossero al rallentatore, di farci abitare quel momento speciale in cui tutto può ancora accadere, in cui il futuro sta prendendo forma e la storia incarnerà una direzione escludendo tutte le altre. Leggi il resto di questo articolo »

Adelphiana

29 ottobre 2013

Qualcuno l’ha definito un catalogo – ma i cataloghi sono quelle cose che ti tirano dietro gratis, e tu non le vuoi neppure, mica quelle che vai in libreria a comprarle, pregando magari che non siano già esaurite – mentre Calasso, nell’introduzione, parla di libro anomalo, rivista, almanacco o dichiarazione programmatica, «un po’ tutte queste cose – e nessuna». Mancano enciclopedia e ipertesto e l’elenco delle definizioni approssimative per questo volumone da 1.776 grammi – certificati dalla mia bilancia da cucina molecolare, che notoriamente non può sbagliare di un grammo – è completo. Ma tanto, l’importante non è stabilire di che cosa si tratti, ma tuffarcisi dentro e godere, godere, godere finché se ne ha la forza.

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Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente

17 ottobre 2013

Ho una passione, che sfiora il feticismo, per la struttura dei romanzi. Naturalmente, la tengo per me: non suggerisco mai agli altri un romanzo solo per la sua mirabolante struttura – io poi, dentro il concetto di struttura, ci metto diverse cose, come il punto di vista, la voce narrante, l’uso dei tempi… insomma un pastrocchio tutto mio – ma sono certo che i romanzi migliori sono costruiti su un’architettura forte. Come questo, che racconta la vita – l’ascesa sociale, l’amore, i fallimenti – di un uomo nei dintorni di una città che potrebbe essere Lahore o qualsiasi altra megalopoli asiatica. Dentro, c’è un intero mondo e uno dei valori del libro è proprio la sua capacità di essere una fotografia vividissima di che cosa è studiare, farsi strada, gestire i rapporti con la religione e la burocrazia, con la criminalità e la speculazione, in questa parte di mondo in rapidissima – e, va da sé, piena di contraddizioni – trasformazione. Leggi il resto di questo articolo »

Carta carbone

11 ottobre 2013

Il punto è che sono contrario a qualsiasi idolatria letteraria. È per questo che mi risulta difficile suggerire un libro – perdipiù di lettere – di Julio Cortázar: rischio di sembrare accecato dal fanatismo. Eppure mi pare che pochi libri meritino come questo di essere letti, perciò me ne frego. Perché quello che c’è qui dentro è l’amore puro per la letteratura, è la gioia sincera di scrivere racconti e romanzi, condivisa da Cortázar e da tutti coloro che animano questo epistolario. C’è l’amicizia e c’è l’entusiasmo di discutere delle cose che si stanno facendo, di capire quale direzione deve prendere l’arte – se e quanto debba impegnarsi nella società, per esempio – di confrontarsi su tutto senza intellettualismi. Leggi il resto di questo articolo »

Inchiostro elettronico simpatico

3 ottobre 2013

Negli ultimi tre mesi e mezzo questo blog è stato scritto con inchiostro elettronico simpatico, una tecnologia affascinante ma decisamente poco efficace: ne ho ottenuto solo fiumi di commenti da spammer. Ora torno all’antico e con questo intendo dire che cercherò di ricordarmi che l’ho aperto per puro piacere, e che tutte le volte che non sono riuscito a tenerlo aggiornato era perché sentivo prevalere l’obbligo. È un periodo in cui ho la testa vaga e leggo di meno, ma qualche libro degno di vedere la sua copertina qui sopra ancora lo trovo. Stay tuned. Ah, per la cronaca, questo non è un buon proposito e neppure una promessa.

Un romanzetto lumpen/canaglia

15 giugno 2013

Una delle grandi qualità di Roberto Bolaño è quella di saper creare una tensione continua, uno stato di ansiosa attesa nei confronti di ciò che accadrà – che, tra l’altro, quasi regolarmente verrà frustrato – alimentato dalla conoscenza approssimativa e parziale che ci dà dei suoi personaggi, i quali, se non bastasse, seguono logiche spesso oblique oppure si lasciano guidare dai capricci dell’esistenza. Aggiungeteci la costante minaccia del male, che può assumere qualsiasi sembianza e seguire percorsi ancor più imprevedibili, e capirete che entrare in un libro del grande autore cileno significa quasi sempre perdersi in un mare di incertezze e uscirne con un’idea del mondo leggermente – quando non pesantemente – cambiata. Leggi il resto di questo articolo »