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	<title>Cartoline da Macondo</title>
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		<title>Gli addii</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci stiamo abituando a una narrativa costruita con scene veloci, frasi asciutte, inquadrature cinematografiche, e a narratori che ci guidano per mano nella storia offrendoci certezze ferree. Anzi, ci siamo quasi assuefatti a questo tipo di racconto, da rifuggire quantomeno perché imposto per inerzia. Per fortuna, ogni tanto, esce ancora qualche classico moderno come questo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/05/Addii.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-556" title="Addii" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/05/Addii.jpg" alt="" width="118" height="188" /></a>Ci stiamo abituando a una narrativa costruita con scene veloci, frasi asciutte, inquadrature cinematografiche, e a narratori che ci guidano per mano nella storia offrendoci certezze ferree. Anzi, ci siamo quasi assuefatti a questo tipo di racconto, da rifuggire quantomeno perché imposto per inerzia. Per fortuna, ogni tanto, esce ancora qualche classico moderno come questo, così è più facile ricordarci quante corde abbia la buona letteratura. Perché la storia, qui, è una cosa minima, ma si gonfia dei sussurri e delle supposizioni di un intero paese, che la segue a spezzoni e a distanza. Siamo in una piccola località montana, frequentata quasi solo dai familiari dei pazienti di un sanatorio. Un giorno arriva un uomo taciturno, che si scoprirà essere un ex campione di pallacanestro e che, pur malato, prende una camera all’hotel. <span id="more-555"></span>Poi ci aggiunge l’affitto di una piccola baita. Poi compare, a trovarlo, una donna. Qualche tempo dopo, arriva un’altra donna, più giovane. E così via. Pian piano che si aggiungono tasselli, il droghiere, la cameriera, l’infermiere, il commesso dell’agenzia immobiliare, i bambini-garzoni aggiungono retroscena, svelano stralci di vita ai quali hanno assistito. E la storia di questo uomo alto e malato e delle due donne che si contendono il suo amore cresce e assume una forma compiuta, per quanto basata su piccoli indizi, su minime tracce. A volte, anzi, basta un movimento di mani, uno sguardo sopra le spalle, una corrispondenza epistolare che si interrompe a svelarci che cosa succede, e in questo il narratore è magistrale, con la sua capacità di cogliere piccole variazioni d’umore dietro ogni gesto anche impercettibile, e di ricamarci sopra riflessioni e di dedurne verità. È una storia di sfumature, anche se finisce bruscamente, anzi la chiusa non fa che sottolinearne il tono, ed è la storia di come tutte le storie si intessono di testimoni inaffidabili e di parte. Grazie per avercelo ricordato, Juan Carlos Onetti.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>Gli addii</strong>, Juan Carlos Onetti (Sur, 134 pp, 14 €)</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.radioticino.com/podcast_popup.asp?podcast=507944" target="_blank"><strong>Ascolta</strong></a> l’audiorecensione su RFT dell’8-5</span></p>
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		<title>I primi tornarono a nuoto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 15:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’idea di fondo è grandiosa e rivitalizza d’un colpo lo sfruttatissimo mito moderno dei morti viventi – gli zombie – e persino il più antico dogma cristiano della reincarnazione: i morti si rimaterializzano nel posto esatto in cui avevano interrotto la loro prima vita – proprio così: non prendono possesso del loro vecchio corpo, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/04/Primi-tornarono-nuoto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-550" title="Primi-tornarono-nuoto" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/04/Primi-tornarono-nuoto.jpg" alt="" width="118" height="186" /></a>L’idea di fondo è grandiosa e rivitalizza d’un colpo lo sfruttatissimo mito moderno dei morti viventi – gli zombie – e persino il più antico dogma cristiano della reincarnazione: i morti si rimaterializzano nel posto esatto in cui avevano interrotto la loro prima vita – proprio così: non prendono possesso del loro vecchio corpo, che continua a corrompersi sottoterra se già non l’ha fatto, ma si ricompongono di nuova materia – e lo fanno con l’energia e il metabolismo dei neonati. All’inizio sono pochi a tornare, poi sempre di più, mentre i medici – tra i quali il protagonista del romanzo – imparano a conoscerli meglio. Papi usa una delle strategie più efficaci del fantastico: introduce un elemento straordinario in un mondo altrimenti uguale a quello che conosciamo e lascia che questo scateni la storia e la faccia crescere, descrivendo le reazioni delle persone, prima incredule e poi speranzose, e i paradossi delle nuova situazione. <span id="more-549"></span>Ci sono uomini che tornano dal Novecento, altri dall’Ottocento, altri ancora direttamente dalla preistoria. Ci sono bambini, donne e neonati morti di parto, anziani più giovani dei loro figli anziani. Ci sono tutte le loro storie. E c’è la contrapposizione tra i vivi e i rinati, che esigono pari diritti, ma portano problemi pratici non di poco conto. Anche perché, se il fenomeno si ripetesse per tutte le persone che hanno popolato la terra in tutti i tempi – cento miliardi, si stima – si avrebbe un problema di sovrappopolazione pressoché irresolubile. La storia, insomma, si legge con piacere e non si fa mancare qualche colpo a sorpresa, ci sono due o tre scene che potrei persino definire memorabili, dipinte con grande abilità, e la metafora messa in scena apre spunti di riflessione interessanti, anche se non tutti raccolti da Papi. Ed è proprio qui che, dal mio punto di vista, iniziano i problemi. Il libro finisce persino troppo in fretta, e non lascia quasi spazio a qualcosa di più di una buona trama, e l’idea di fondo da cui scaturisce il finale, proiettando un senso su tutta la storia, non riesco francamente a condividerla – e questo non sarebbe grave – ma soprattutto mi pare più piccola di tutto il resto. Non posso essere più specifico per non rovinarvi il romanzo, ma forse ci tornerò. Di certo, mi piacerebbe raccogliere altre opinioni, perché alla fine a me sembra una grande occasione sprecata, un libro potenzialmente bellissimo chiuso in calando.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>I primi tornarono a nuoto</strong>, Giacomo Papi (Einaudi, 214 pp, 17 €)</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.radioticino.com/podcast_popup.asp?podcast=507944" target="_blank"><strong>Ascolta</strong></a> l’audiorecensione su RFT del 24-4</span></p>
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		<title>Perciò veniamo bene nelle fotografie</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 17:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi verrebbe da definirlo un capolavoro, ma mi trattengo: non farei un buon servizio né a chi mi legge né all’autore, oltre che a me stesso. È che in un panorama di tale mediocrità letteraria, appena uno mostra qualche numero, uno scarto dalla norma, urlare al miracolo è la reazione più immediata. E qui c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/04/percio_veniamo_bene_nelle_fotografie.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-547" title="percio_veniamo_bene_nelle_fotografie" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/04/percio_veniamo_bene_nelle_fotografie.jpg" alt="" width="118" height="178" /></a><span style="font-size: small;">Mi verrebbe da definirlo un capolavoro, ma mi trattengo: non farei un buon servizio né a chi mi legge né all’autore, oltre che a me stesso. È che in un panorama di tale mediocrità letteraria, appena uno mostra qualche numero, uno scarto dalla norma, urlare al miracolo è la reazione più immediata. E qui c’è ben più che qualche semplice numero. Intanto, per cominciare, c’è un coraggio enorme: scrivere un romanzo in versi, oggi, ne richiede davvero tanto. Il 90 per cento delle persone si chiederà che cosa sia, un romanzo in versi. Anzi il 99 per cento. Eppure, anche se il parente più prossimo a questo libro è l’immenso Elio Pagliarani – da poco scomparso – la poesia è nata raccontando storie: l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, la Divina Commedia. È che siamo stati tutti rovinati dal trattamento qualunquistico riservato dalla scuola alla lirica otto-novecentesca. Siamo stati fiaccati da Leopardi, distrutti da Ungaretti, spazzati via da Quasimodo. <span id="more-546"></span>Così, se non hai avuto la fortuna di leggere poesia da solo, non capisci come, usando un verso libero – che tanto però deve al verso classico – si possano raccontare storie. Non capisci come si possano usare parole comuni, espressioni calcate sul parlato, inserire con disinvoltura Google, Tv Sorrisi e Canzoni e il Pam. Perché tutto questo ci può stare, nella poesia, e per fortuna ci sta nel romanzo in versi di Targhetta, che si propone di raccontare le disavventure di un gruppo di giovani – un po’ tardivi, all’italiana – uniti quasi solo dal condividere, da coinquilini, un appartamento a Padova. C’è il dottorando che tenta la carriera universitaria, l’amico che si arrangia finché d’improvviso non passa a dirigere le risorse umane di una società, l’altro che arrotonda al Brico. Ci sono sbronze e ragazze da rimorchiare. Ci sono pizze d’asporto, vicini indiani, film iraniani e supplenze in un istituto tecnico, che elencati così potrebbero anche sembrare stereotipi. Invece Targhetta fila sicuro, con un ritmo scandito da endecasillabi, settenari e rime interne, senza un preziosismo e senza piangersi addosso, solo con un’amarezza di fondo che è quella di questi tempi strani. Uno poi è libero di non crederci, ma dovrebbe quantomeno entrare in libreria, aprire il libro, provare a leggere il primo capitolo – o canto? – e vedere che effetto fa. Se mi fate sapere lo apprezzo.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>Perciò veniamo bene nelle fotografie</strong>, Francesco Targhetta (Isbn Edizioni, 228 pp, 19,90 €)</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.radioticino.com/podcast_popup.asp?podcast=507944" target="_blank"><strong>Ascolta</strong></a> l’audiorecensione su RFT del 10-4</span></p>
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		<title>Exit Through the Gift Shop</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 09:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sopra c’è scritto “dvd + libro” e tanto basta a trasformarlo in un oggetto che maneggio con diffidenza. Cioè, è chiaro che io l’ho preso per il film, ma poi ci trovo dentro un libro e mi dico che sì, è così perché sennò non puoi venderlo in una libreria – o magari puoi, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/04/Exit.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-541" title="Exit" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/04/Exit.jpg" alt="" width="118" height="175" /></a></span>Sopra c’è scritto “dvd + libro” e tanto basta a trasformarlo in un oggetto che maneggio con diffidenza. Cioè, è chiaro che io l’ho preso per il film, ma poi ci trovo dentro un libro e mi dico che sì, è così perché sennò non puoi venderlo in una libreria – o magari puoi, ma in un modo diverso – e la prima cosa che mi viene da pensare è che il libro si potrebbe lasciare lì, intonso nella confezione. Poi però mi incuriosisce vedere che cosa si sono inventati, se hanno fatto le cose con un minimo di dignità, e scopro che il libro è interessante ed è un buon complemento al film. Di che cosa si tratta? Di graffiti, di street art e di Bansky, che ne è probabilmente l’interprete più noto, ma che allo stesso tempo è un artista del quale non si conosce la vera identità. <span id="more-540"></span>Il film – che ha vinto l’Oscar come miglior documentario nel 2011 – è un capolavoro per come mette insieme tante cose: la storia di un videoamatore ossessivo-compulsivo, le imprese illegali di tanti maestri della street art, la poetica di Bansky, la facilità con la quale si può costruire un fenomeno nel mercato dell’arte e, appunto, i paradossi e le contraddizioni del mercato dell’arte. Perché poi, alla fine, non è altro che la storia di come il videoamatore in questione, che riprende 24 ore su 24 la propria vita, inizi a incontrare questi artisti e a documentarne le gesta per poi decidere di emularli e trasformarsi in una star. Una parabola istruttiva, divertente e illuminante più di diecimila saggi o discussioni. Quanto alle parole – ovvero al libro – contiene due interviste a Bansky che aiutano a chiarirne le idee e la genuinità del lavoro e qualche testo che inquadra il fenomeno dei graffiti e l’opera di Bansky nel contesto attuale. Così, alla fine, è allo stesso tempo più facile e più difficile sostenere che la street art è tutta una presa per il culo.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>Exit Through the Gift Shop</strong>, a cura di Francesca Baiardi, film di Bansky (Feltrinelli, 126 pp + dvd 94’, 14,90 €)</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.radioticino.com/podcast_popup.asp?podcast=507944" target="_blank"><strong>Ascolta</strong></a> l’audiorecensione su RFT del 3-4</span></p>
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		<title>Lampi</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 15:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Biografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi era piaciuto molto Correre, biografia romanzata – se così si può dire – di Emil Zátopek, grandissimo corridore di fondo degli anni Cinquanta – e mi rendo conto di non averlo recensito, ahimé: ne ho parlato solo in radio – perciò appena ho visto il nuovo libro di Echenoz, su Nikola Tesla, mi ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/03/Lampi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-534" title="Lampi" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/03/Lampi.jpg" alt="" width="118" height="185" /></a>Mi era piaciuto molto <strong>Correre</strong>, biografia romanzata – se così si può dire – di Emil Zátopek, grandissimo corridore di fondo degli anni Cinquanta – e mi rendo conto di non averlo recensito, ahimé: ne ho parlato solo in radio – perciò appena ho visto il nuovo libro di Echenoz, su Nikola Tesla, mi ci sono avventato sopra. C’è la stessa disinvoltura di racconto, molto rapido e molto colloquiale, e la storia fila via con facilità. Ci sono gli stessi buchi, voluti, che ti lasciano curioso e insoddisfatto – bisogna farci l’abitudine – e c’è la stessa – anzi, forse di più – ambiguità: che cosa è vero, documentato, e che cosa, invece, è pura invenzione dell’autore? Poi c’è Tesla, uomo romanzesco per eccellenza: grande genio – a lui dobbiamo la corrente alternata – e grande fucina di idee sempre al limite del fantascientifico o del ciarlatanesco – una su tutte: la convinzione di essere stato contattato dai marziani – tanto da essere visto con sospetto dalla scienza ufficiale. <span id="more-533"></span>Poco interessato al denaro, ma votato al lusso, spaventato dai contatti con gli esseri umani – e con i germi che potrebbero trasmettere – e appassionato di piccioni – non certo gli animali più asettici del mondo – e così via, di contraddizione in contraddizione. Con una menzione speciale per il cattivissimo Thomas Edison, che mi piace così tanto che non sono andato a controllare se fosse veramente così, per non avere una delusione. Tutto ciò premesso, <strong>Correre</strong> mi era piaciuto di più: è come se il libro finisse un po’ in calando, come se i buchi rimasti aperti apparissero potenzialmente più promettenti dei nuovi fronti inaugurati. Però forse dipende dal fatto che siamo abituati al romanzesco e la vita vera può non esserlo. E la biografia – per quanto romanzata – più di tanto non può eludere questo fatto.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>Lampi</strong>, Jean Echenoz (Adelphi, 176 pp, 17 €)</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.radioticino.com/podcast_popup.asp?podcast=507944" target="_blank"><strong>Ascolta</strong></a> l’audiorecensione su RFT del 27-3</span></p>
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		<title>L&#8217;uomo nell&#8217;Olocene</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 09:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è facile, dopo un periodo forzato di scarse letture, riprendere con un libro così. E forse non è facile neppure perché siamo in un’epoca dove quella che – semplificando – possiamo chiamare la trama, ha preso un netto sopravvento su tutto il resto. Nessuno – per dire – si azzarda più a parlar male [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/03/Uomo-Olocene.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-529" title="Uomo-Olocene" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/03/Uomo-Olocene.jpg" alt="" width="118" height="179" /></a>Non è facile, dopo un periodo forzato di scarse letture, riprendere con un libro così. E forse non è facile neppure perché siamo in un’epoca dove quella che – semplificando – possiamo chiamare la trama, ha preso un netto sopravvento su tutto il resto. Nessuno – per dire – si azzarda più a parlar male di un libro magari trascurato a livello formale – sul piano della lingua – ma ben ingegnerizzato nella scansione degli eventi. Eppure, superato lo choc, questo è un libro che ti riconcilia con la narrazione. Dentro c’è solo questo signore anziano, il signor Geiser, che lotta per rimettere insieme i cocci di qualcosa che all’inizio non capiamo – della sua memoria, della sua cultura, del senso per cui stiamo sulla terra – in un contesto poco chiaro: c’è stata un’alluvione, una frana, ma quanto gravi si stenta a dedurlo. <span id="more-528"></span>E poi ci sono tanti ritagli enciclopedici, sparsi così nel testo, proprio come foglietti ritagliati, pagine di libro stampate o ricopiate a mano su carta a quadretti. Parlano della scomparsa dei dinosauri, di come si è trasformato soprattutto il Canton Ticino nelle ere geologiche, di tuoni e lampi. Riportano orari dei treni e passi biblici. E tutto il lavoro di attribuire un significato, un senso anche metaforico, a questo materiale incerto viene lasciato a te, lettore ormai assuefatto a essere preso per mano e portato con sicurezza, persino con eccessivo didascalismo, nell’unico, semplice posto dove devi essere portato. Chessò, la soluzione di un giallo. È che poi tutta questa fatica che ti viene richiesta viene anche ripagata. Non so se davvero Frisch alla fine concluda davvero il suo ordito al punto da portarti a capire o se proprio è tutto quello che ci hai messo dentro tu a dare un senso all’opera, però so che arrivi in fondo e non te la dimentichi. Continui a ripensarci e sai che questo è quello che accade solo con la grande letteratura.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>L’uomo nell’Olocene</strong>, Max Frisch (Einaudi, 108 pp, 17 €)</span></p>
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		<title>Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 10:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo. Martedì 6 marzo è uscito il mio libro. Che poi è il motivo principale per cui, negli ultimi tre mesi, questo blog è andato avanti a singhiozzo: ci ho lavorato con tanta dedizione da non aver più avuto qualche minuto per me, per la mia vita, per S. che è stata meravigliosa nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/03/Jobs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-512" title="Jobs" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/03/Jobs.jpg" alt="" width="118" height="168" /></a>Ci siamo. Martedì 6 marzo è uscito il mio libro. Che poi è il motivo principale per cui, negli ultimi tre mesi, questo blog è andato avanti a singhiozzo: ci ho lavorato con tanta dedizione da non aver più avuto qualche minuto per me, per la mia vita, per S. che è stata meravigliosa nel sopportarlo, per leggere. Anzi, ne pago tutt’ora le conseguenze: sul comodino ho sette libri aperti, tutti iniziati e nessuno dei quali mi ha convinto ad andare avanti. È che leggere è una funzione talmente vitale che devi trovarle un ritmo, devi permetterle di installarsi comodamente nella tua esistenza, di infilarsi negli interstizi lasciati liberi dalle altre attività vitali – le pulsazioni del cuore, le contrazioni dei polmoni – per poterne sopportare gli alti e i bassi. Quanto al mio libro, sono già stato accusato di ineleganza per averlo segnalato sulla pagina che tengo su <em>Jack</em>, quindi ne dirò poco. <span id="more-510"></span>Per cominciare, è il mio primo libro e l’emozione nel vederlo stampato supera ogni previsione – tra l’altro, constatare l’emozione dei miei amici mi rassicura sul futuro dei libri: dedichiamo loro ancora un’attenzione speciale –. Certo, da ragazzo pensavo che il mio primo libro sarebbe stato di narrativa, ma eccolo qui, è un libro di non fiction, di saggistica, di varia o comunque vogliate chiamarlo. Forse proprio per questo ho provato a dargli ritmi narrativi, come se ciascuno dei micro-temi, dei momenti esemplari in cui ho spezzato l’avventura umana e imprenditoriale di Jobs fosse un racconto, che si potesse leggere indipendentemente dagli altri. L’altra cosa che ho fatto è stata montarlo quasi come se fosse un documentario, usando le parole dei protagonisti e confrontandole, tanto per non sedermi su un’interpretazione univoca. Il resto non so: quando l’ho finito mi sentivo insoddisfatto, ma oggi che non sono passate più di tre settimane lo guardo già con dolcezza e mi sembra che sia venuto bene, e le opinioni – molto di parte – dei primi amici che hanno iniziato a leggerlo me lo confermano. Chi vuole saperne di più, acquistarlo on line, lasciare un commento, può andare direttamente alla pagina “ufficiale” che ho deciso di dedicargli. Ovvero <a href="http://www.cartolinedamacondo.it/il-mio-libro" target="_blank"><strong>qui</strong></a>. Ah, cliccare sul “Mi piace”, in questo caso, non è facoltativo.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>Steve Jobs. La vita, le opere, le contraddizioni</strong>, Federico Bona (Baldini&amp;Castoldi, 241 pp, 9,90 €)</span></p>
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		<title>I dispiaceri del vero poliziotto</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Metti che sei un poeta. Metti che inizi tardi a scrivere narrativa, ma in dieci anni riempi migliaia di pagine. Metti che muori giovane, dopo aver scritto un romanzo-mondo che molti considerano un capolavoro della nuova letteratura latino-americana. Metti che sei sempre stato pubblicato da un piccolo editore che ha una lunga storia di qualità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/02/Dispiaceri-poliziotto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-506" title="Dispiaceri-poliziotto" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/02/Dispiaceri-poliziotto.jpg" alt="" width="118" height="185" /></a>Metti che sei un poeta. Metti che inizi tardi a scrivere narrativa, ma in dieci anni riempi migliaia di pagine. Metti che muori giovane, dopo aver scritto un romanzo-mondo che molti considerano un capolavoro della nuova letteratura latino-americana. Metti che sei sempre stato pubblicato da un piccolo editore che ha una lunga storia di qualità, ma che poi i diritti sulle tue opere postume se li aggiudichi un editore non grandissimo, ma terribilmente figo, capace di monopolizzare le discussioni nei salotti – e nei giornali – che contano. Metti tutto questo insieme e che cosa succede? Che all’improvviso, nel fuoco incrociato delle attenzioni, le librerie si riempiono di tue opere minori. <span id="more-505"></span>La gente le compra e si chiede perché tutti questi intellettuali sprechino lodi sperticate sulla tua opera, non riuscendo nemmeno quasi più a trovare i tuoi capolavori veri. È questo il triste destino di Roberto Bolaño, un grande scrittore distrutto dall’avidità dei suoi agenti e dei suoi fan. E l’ultimo libro non fa eccezione. Non si può negare che in quest’opera incompiuta ci siano lampi del grandissimo scrittore che è stato, ma solo i più feticisti tra i suoi lettori riusciranno a trovarli e farseli bastare, come surrogati utili a calmare una dipendenza che non può più essere tenuta a bada altrimenti. Perché poi i protagonisti di questo libro frammentario, senza direzione, assemblaggio di brevi brani aggregati appunto per il fatto di avere qualche personaggio in comune, sono gli stessi di <strong>2666</strong>, grande romanzo postumo – questo sì – così ampio e avvolgente da lasciarti triste e orfano quando lo finisci. Non stupisce quindi che chi ha amato quel romanzo sia felice di scoprire ancora qualcosa, di imparare qualcosa di nuovo sui personaggi che lo hanno popolato. Ma tutti gli altri? Tutti gli altri lettori che cosa penseranno? Secondo me bisognerebbe metterci almeno una fascetta tipo “Vietato a chi non ha letto <strong>2666</strong> o almeno <strong>I detective selvaggi</strong>”. Così, forse, eviteremmo disastri. Post scriptum per i bolañani: io, tra i postumi, ne ho letti di meglio. Magari ci torno per argomentare di più.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>I dispiaceri del vero poliziotto</strong>, Roberto Bolaño (Adelphi, 304 pp, 19 €)</span></p>
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		<title>Cristo con il fucile in spalla</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 15:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Feltrinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Saggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà che sto diventando vecchio, ma ultimamente la saggistica ha trovato posto tra le mie letture a fianco all’amata narrativa. O forse sto solo diventando più maschio, perché così dicono le indagini sulla lettura: gli uomini consumano più volentieri saggistica, le donne narrativa. Sia come sia, i dieci reportage raccolti in questo libro sono una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/02/Cristo-con-fucile.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-498" title="Cristo-con-fucile" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/02/Cristo-con-fucile.jpg" alt="" width="118" height="181" /></a>Sarà che sto diventando vecchio, ma ultimamente la saggistica ha trovato posto tra le mie letture a fianco all’amata narrativa. O forse sto solo diventando più maschio, perché così dicono le indagini sulla lettura: gli uomini consumano più volentieri saggistica, le donne narrativa. Sia come sia, i dieci reportage raccolti in questo libro sono una vera lezione di giornalismo narrativo che ci arriva dritta dagli anni Settanta. Kapuściński riesce a rendere semplice il complesso e concreta ogni idea, dando voce a persone comuni precipitate in mezzo a conflitti le cui le origini spesso si perdono nel tempo. <span id="more-497"></span>A impressionare è che – come sempre accade con la buona letteratura – storie che hanno ormai quarant’anni riescano ancora a spiegare la realtà di oggi. Bastino i quattro reportage dal Medio Oriente a dimostrarlo, in mezzo ai quali è ben descritta la realtà siriana che oggi incendia le cronache. Il metodo di Kapuściński è facile e complicato allo stesso tempo: raccontare la vita quotidiana di chi in mezzo ai conflitti ci vive. Perché l’altro merito di Kapuściński è proprio quello di rimettere l’uomo al centro delle vicende storiche e politiche. Prima di quello sul Mozambico che chiude il volume – unico sull’Africa, regione sulla quale l’autore polacco ha scritto tanto – ci sono cinque articoli dedicati al Sudamerica, tra i quali merita una citazione l’intelligente e riuscito parallelo tra Che Guevara e Salvador Allende, due uomini così diversi nella storia personale e così simili nelle passioni. Ma tutti insieme, di nuovo, disegnano un ritratto terribilmente nitido di un’altra delle aree più tormentate del mondo, a dimostrazione della capacità dell’autore di entrare nei sentimenti delle persone. Una qualità che fa sempre la differenza, che tu sia un giornalista o uno scrittore.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>Cristo con il fucile in spalla</strong>, Ryszard Kapuściński (Feltrinelli, 188 pp, 15 €)</span></p>
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		<title>Scene da una battaglia sotterranea</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Sur]]></category>

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		<description><![CDATA[I titoli dei libri – e le traduzioni dei titoli – mi hanno sempre incuriosito. Questo, per esempio, in originale fa “Los pichiciegos”, che sarebbe una varietà argentina di armadilli, in qualche varietà dialettale dello spagnolo parlato nell’area di Buenos Aires. Il titolo giusto sarebbe quindi “Gli armadilli” e, mentre su due piedi pensavo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/01/Scene-battaglia-new.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-494" title="Scene-battaglia-new" src="http://www.cartolinedamacondo.it/index/wp-content/uploads/2012/01/Scene-battaglia-new.jpg" alt="" width="118" height="161" /></a>I titoli dei libri – e le traduzioni dei titoli – mi hanno sempre incuriosito. Questo, per esempio, in originale fa “Los pichiciegos”, che sarebbe una varietà argentina di armadilli, in qualche varietà dialettale dello spagnolo parlato nell’area di Buenos Aires. Il titolo giusto sarebbe quindi “Gli armadilli” e, mentre su due piedi pensavo che non fosse adatto, dopo ho capito che andrebbe sì bene, ma che <strong>Scene da una battaglia sotterranea</strong> funziona di più. Se sia diritto del traduttore o dell’editore in un’altra lingua scegliere un titolo migliore, è una questione che potrebbe scatenare un dibattito infinito, ma che questo romanzo sia costruito a scene è un dato di fatto, con tutto ciò che ne discende. <span id="more-490"></span>Ovvero, prima di tutto, che ti restano impresse in testa soprattutto alcune immagini memorabili, mentre il complesso, alla fine, ti sfugge un po’. Ma tanto del complesso poco ti importa, perché in fondo non si tratta altro che di un manifesto narrativo contro il nonsenso della guerra. La storia, ambientata durante la guerra delle isole Malvinas – o Falkland, a seconda di chi tifate – segue le vicende di alcuni soldati argentini che disertano, imbucandosi in un sistema di tunnel scavati sotto una montagna e organizzando turni di recupero provviste e turni di guardia. È una vicenda fatta di vicinanze forzate tra persone a volte molto diverse, piccoli espedienti per sopravvivere e brevi puntate all’esterno che ogni volta restituiscono lampi incancellabili sull’assurdità della guerra, tinte di quella vena surreale così tipica della grande letteratura sudamericana: ci sono plotoni congelati dal freddo a formare una specie di scultura a perenne memoria degli eventi; squadriglie infinite di bombardieri che si schiantano contro l’orizzonte come se fosse una parete impenetrabile; persone che parlano con le pecore e pecore che muoiono come soldati, saltando su una mina. C’è ironia, disperazione, passione. E c’è tanta, impareggiabile, scrittura.  </span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><strong>Scene da una battaglia sotterranea</strong>, Rodolfo Fogwill (Sur, 168 pp, 15 €)</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.radioticino.com/podcast_popup.asp?podcast=507944" target="_blank"><strong>Ascolta</strong></a> l’audiorecensione su RFT del 17-1</span></p>
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