Prima domanda: possono l’affetto, la passione, l’amore, farci fare cose che sappiamo in partenza sbagliate? La risposta, vulgatissima, è sì. Seconda domanda: una delusione, quando te l’aspetti, si manifesta con intensità minore? Anche qui, secondo tradizione popolare, si tende a rispondere di sì, ma personalmente, di questo, sono meno convinto. Anzi, per niente. E le prove le ho in mano. Sono anni che ripeto a me stesso e a tutti quelli che hanno la compiacenza di ascoltarmi che Gabriel García Márquez è scomparso tanto tempo fa, lasciando al suo posto il peggior epigono e plagiario di sé stesso. Addirittura, io faccio risalire questo assassinio-suicidio al lontano 1985-1986, tre-quattro anni dopo il premio Nobel, che non a caso corrispondono alla vita media di uno scrittore dopo il riconoscimento svedese. (continua…)
Articoli marcati con tag ‘Nobel’
Non sono venuto a far discorsi
venerdì, 21 gennaio 2011Pantaleón e le visitatrici
martedì, 26 ottobre 2010
Difficilmente l’assegnazione di un Nobel mi ha messo di buon umore come quello di un paio di settimane fa a Mario Vargas Llosa. Principalmente per due motivi. Il primo è molto personale: era dal 1982, con Gabriel García Márquez, che non veniva premiato un autore sudamericano e io – se non si era ancora capito – ammiro sopra ogni altra la letteratura prodotta in quella parte di mondo. In ogni caso, considerata la qualità che ci è arrivata da quel continente nell’ultimo mezzo secolo, siamo ancora ben sotto il limite della decenza, anche se interrompere il digiuno con Vargas Llosa resta comunque un bel modo per farlo. Il secondo motivo è un po’ più generale: un Nobel che scriva in maniera brillante, divertente, a tratti irresistibile, non può che essere un bene. E qui arriviamo al libro in questione. (continua…)
Tempo d’estate
venerdì, 9 luglio 2010
Non posso dire che questo sia il miglior romanzo di Coetzee – premio Nobel (meritevole) per la letteratura nel 2003 – ma di certo è un bel libro, porta chiara la firma del grande autore sudafricano e – soprattutto – è notevolmente curioso. Parto dall’ultima considerazione: questo dovrebbe essere l’ultimo volume di una trilogia a sfondo autobiografico. E come la risolve, Coetzee? Tirandosene fuori e trasformandola, di fatto, in una biografia. Anzi, nella costruzione di una biografia. Perché Tempo d’estate presuppone che John Coetzee sia morto e segue le interviste che uno studioso inglese ha deciso di fare a quattro donne e un ex collega che – in misura e con modi diversi – hanno frequentato lo scrittore nel periodo trascorso da quest’ultimo in Sudafrica. (continua…)
