Ecco uno straordinario esempio di che cosa può fare il buon giornalismo. Non pretendo che i reportage siano tutti di questo livello – perché Walsh gli regala una capacità di scrittura e un controllo del tessuto narrativo decisamente rari – ma uno ogni tanto non guasterebbe. Walsh, argentino di origine irlandese, si imbatte in questa storia a Buenos Aires nel 1957 e ci lavora a lungo, pubblicandola su fogli clandestini e aggiustandola fino alla versione attuale, costruita con meno supposizioni e più testimonianze di quanto non fosse all’inizio. L’episodio è di una banalità agghiacciante, come spesso avviene nel Sudamerica tormentato dalle dittature: quattordici persone – ma il numero non è sicuro – vengono arrestate in un appartamento, dove si erano raccolte per seguire un incontro di pugilato, e di lì a poco sommariamente fucilate in mezzo a un campo, senza poter capire fino all’ultimo momento che cosa stia accadendo. (continua…)
Articoli marcati con tag ‘Romanzo’
Operazione massacro
martedì, 11 ottobre 2011Piccolo diario postapocalittico
mercoledì, 5 ottobre 2011
È finita, ne sono uscito. Finalmente. Gli ultimi tre mesi li ho dedicati in gran parte a documentarmi sulla narrativa apocalittica, leggendo approfonditamente, annotando e a volte solo sfogliando una quantità enorme di romanzi sul tema. E la cosa mi ha provato, non solo perché la letteratura apocalittica ha come danno collaterale – quando non come obiettivo – quello di suscitare angoscia e pessimismo, ma anche perché di libri davvero riusciti ne ho incrociati pochi. Finisce che quello che mi è piaciuto di più è l’unico che puntava tutto sull’intrattenimento. (continua…)
Delirio
mercoledì, 21 settembre 2011
Solo i grandi libri riescono a raccontare con naturalezza una storia privata – che sia d’invenzione o meno – e insieme la storia di un intero paese. E questo lo è. Tutto comincia quando un uomo, di ritorno da un week-end con i figli di prime nozze, trova la nuova moglie in stato confusionale – anzi in preda al delirio – non a casa propria, ma dentro la stanza d’albergo di un hotel di lusso di Bogotá, Colombia. Che cosa è successo in quelle 48 ore? Sembra l’inizio di un giallo, e in parte lo è, ma le risposte, più che dentro fatti concreti, si annidano in una rete di intrecci familiari e sociali instabili, in cui l’obbligo delle buone apparenze cerca di soffocare – alimentandolo – il fuoco delle tensioni. (continua…)
Natura morta con picchio
mercoledì, 13 luglio 2011
Tom Robbins è una specie di rockstar della letteratura: non per niente io ci sono arrivato tramite un’amica, che definirei una sua groupie se fossi sicuro al cento per cento che non la prendesse – erroneamente – male. Ai suoi reading accorrono folle oceaniche e basta leggere una pagina o due di un suo libro qualsiasi per capire perché: l’andamento del testo è quello di una conversazione brillante, un succedersi di situazioni raccontate con un linguaggio disinvolto e confidenziale alternate a osservazioni sagaci sulle storture del mondo e dei suoi abitanti. È un fuoco d’artificio continuo d’invenzioni e provocazioni – tutte centrate – e anche a livello d’intreccio le sorprese non mancano. (continua…)
Nel segno della pecora
martedì, 5 luglio 2011
Non so se definirlo surreale o delirante (in senso buono, comunque), ma forse è più il secondo perché, perlomeno in questo romanzo, il metodo di procedere di Murakami Haruki – prima il cognome e poi il nome, come all’asilo: è così che si usa in Giappone – è di scardinare ogni logica apparente, non solo al livello dell’intreccio generale, ma anche a quello dei piccoli eventi, fino a contagiare il senso stesso di alcune frasi. Una volta messe in allarme le nostre certezze, Murakami inizia pazientemente un’opera di lenta ricucitura, in modo da restituirci qualche boa d’ancoraggio con la realtà come la conosciamo. E, mentre con una mano procede in questo lavoro, con l’altra continua a prendere a colpi di maglio le convenzioni logiche e narrative. (continua…)
I genietti della domenica
mercoledì, 8 giugno 2011
Ignoravo che cosa fosse il “realismo urbano latinoamericano” di cui si parla in quarta di copertina prima di leggere questo libro e probabilmente continuo a farlo anche adesso. Ma chissà, magari è solo un’etichetta pensata per incoraggiare tutti coloro che, nel tempo, sono stati scoraggiati da un’altra, ben più celebre e funesta, etichetta: il “realismo magico”. Ecco, qui siamo in tutt’altri paraggi, potete starne certi: la storia è quella di un gruppo di giovani di Lima che definire bohémien sarebbe un po’ troppo. Figli di buone famiglie sulla via dello sfascio, vivono di espedienti e lavoretti, scrivono o si interessano di letteratura – neanche tanto: sembra più una posa –, ma soprattutto puntano a scorrazzare di giorno per le spiagge della città e di sera tra bar e locali zeppi di prostitute. (continua…)
Alla fine di un giorno noioso
martedì, 31 maggio 2011
Che il noir sia diventato il genere principe per raccontare l’attualità è un luogo comune così diffuso da rendere difficile parlare di libri come questo. Perché Carlotto è davvero uno che parte da fatti di cronaca e da precise diagnosi sull’evolversi dell’economia e dei comportamenti della criminalità per costruire una storia. A volte lo fa calandoci dentro i suoi eroi seriali, l’Alligatore, il Rossini e tutto il resto della combriccola – e sono i casi che preferisco, forse perché mi sono affezionato ai personaggi o forse perché, non avendo più bisogno di delinearli, l’autore può lasciare più spazio all’intreccio –, altre volte crea un universo ad hoc. Qui siamo in un terza – nuova – circostanza, perché rispolvera il protagonista di un romanzo – Arrivederci amore, ciao – che già dieci anni fa lo aveva aiutato a delineare gli intrecci tra politica, criminalità e affari nel leggendario nordest italiano. (continua…)
Il Mandarino
venerdì, 27 maggio 2011
Vedi che cosa fanno i pregiudizi. Io, per esempio, ero convinto – chissà come – che tra le tante qualità degli uomini, e ancor più degli scrittori, di fine Ottocento, l’ironia proprio non fosse annoverata. Ora, qui ci troviamo di fronte a un apologo costruito su un paradosso morale che tanto andava di moda all’epoca: se uccidere un uomo dall’altra parte del mondo, senza vederlo né toccarlo, ti procurasse una ricchezza spropositata, lo faresti oppure no? Peggio di così – fermandosi ai pregiudizi – non si potrebbe partire. Invece, quel che ne cava fuori Eça De Queiroz, uno dei massimi narratori portoghesi del XIX secolo, è un racconto leggero, pieno d’ironia, che si prende gioco apertamente di moltissimi luoghi comuni. (continua…)
