Che il noir sia diventato il genere principe per raccontare l’attualità è un luogo comune così diffuso da rendere difficile parlare di libri come questo. Perché Carlotto è davvero uno che parte da fatti di cronaca e da precise diagnosi sull’evolversi dell’economia e dei comportamenti della criminalità per costruire una storia. A volte lo fa calandoci dentro i suoi eroi seriali, l’Alligatore, il Rossini e tutto il resto della combriccola – e sono i casi che preferisco, forse perché mi sono affezionato ai personaggi o forse perché, non avendo più bisogno di delinearli, l’autore può lasciare più spazio all’intreccio –, altre volte crea un universo ad hoc. Qui siamo in un terza – nuova – circostanza, perché rispolvera il protagonista di un romanzo – Arrivederci amore, ciao – che già dieci anni fa lo aveva aiutato a delineare gli intrecci tra politica, criminalità e affari nel leggendario nordest italiano. (continua…)
Articoli marcati con tag ‘Top10’
Alla fine di un giorno noioso
martedì, 31 maggio 2011Libertà
lunedì, 4 aprile 2011
Ambizioso. E minuzioso. Sono i due aggettivi che mi vengono in mente per definire questo attesissimo romanzo di quello che molti considerano il miglior scrittore americano vivente (o come minimo della sua generazione). Ambizioso perché si propone di realizzare un grande affresco sociale sull’America dei giorni recenti, attraverso una scrittura densa, attentissima e di livello straordinario. Non c’è bisogno di leggere molte pagine per accorgersene: ti avvolge e ti porta dritta dentro il mondo narrato. Minuzioso perché racconta i moti dei suoi personaggi, lungo un arco temporale abbastanza lungo, con una precisione incredibile, ancor più apprezzabile perché è nelle piccole sfumature, nei minimi accidenti, nelle rivelazioni serendipiche che Franzen individua i momenti cruciali di ciascun individuo, quelli in cui l’animo prepara i grandi cambiamenti. (continua…)
Canale Mussolini
mercoledì, 19 gennaio 2011
In linea di massima, dire che questo romanzo è una saga familiare ambientata negli anni del fascismo, con al centro la bonifica delle paludi pontine, non è sbagliato. Però non rende l’idea. Non so se sia il concetto di saga, quello di fascismo o persino quello di bonifica, ma comunque lo riassumi suona come un mattone difficile da digerire. Invece, forse il maggior merito di questo libro è proprio quello di scorrere via con insolita facilità. Perché quello che si racconta sono decine e decine di vicende personali, quotidiane, in cui la storia – quella dei manuali – entra soltanto come punteggiatura. E perché – soprattutto – queste vicende sono raccontate come davanti a un focolare: hanno la rapidità, il calore e le sfumature mitologiche di ogni storia che inizi con «quella volta che mio zio…». (continua…)
Il cimitero di Praga
venerdì, 14 gennaio 2011
È difficile. Se dico che questo romanzo è molto interessante, ma appassionante un po’ meno, sembra una stroncatura. Invece non voglio stroncarlo. Ovvero, sono convinto che Eco abbia scritto libri migliori, ma sono contento di aver letto pure questo. Il motivo è semplice: come manuale storico del complottismo il libro è perfetto, con l’aggiunta che tutto quello che racconta è rigorosamente avvenuto, ma delude un po’ sul piano del romanzesco e della costruzione dell’intreccio. Non so, è come se, per cercare di non inquinare con troppa invenzione i personaggi storici – più o meno noti – messi in scena, Eco si dimenticasse come si costruisce un buon romanzo, con la giusta dose di mistero e con una trama degna di questo nome, che non si limiti al semplice specializzarsi di Simonini – il protagonista, unico personaggio inventato, ma in gran parte unendo, per comodità, più figure reali – nella falsificazione di documenti calunniosi. (continua…)
Il nipote del Negus
martedì, 28 settembre 2010
Non esistono formule per il successo – anche perché a questo punto, combinando le attuali tecnologie con editori sempre più affamati di ritorni commerciali, sarebbero già saltate fuori – però ogni volta che si afferma un nuovo best seller si materializza qualcuno che spiega quali – e quanto semplici – siano i suoi meccanismi. E la tentazione è ancor più forte con Camilleri, che ormai sforna numeri uno a ritmi bimestrali. Prendiamo questo libro, costruito con allegra ironia sulle vicende di un principe etiopico sfrenato nell’esuberanza dei suoi diciannove anni. La storia, già divertente per gli incontenibili e imprevedibili appetiti sessuali del giovane, per il suo continuo bisogno di denaro necessario a pagare abiti eleganti e perdite di gioco e per l’arguzia del principe nel soddisfare gli uni e l’altra, si arricchisce di ulteriori sfumature grazie alla rappresentazione della burocrazia ignorante e futilmente cerimoniosa del regime fascista. (continua…)
Mutandine di chiffon
martedì, 8 giugno 2010
Le raccolte di testi hanno tutte gli stessi difetti. Uno: presentano picchi e burroni. Due: non se ne capisce bene il senso d’insieme. Poi te ne ritrovi davanti una di Carlo Fruttero e, comunque vada, caschi sempre bene. Perché Fruttero ha una scrittura garbata, d’altri tempi, ma colorita della lingua d’oggi e illuminata da lampi d’arguzia che da soli valgono il libro. Allora il punto centrale diventa un altro: a chi possono interessare, queste “memorie retribuite”, ovvero questi testi a sfondo biografico-autobiografico scritti su commissione? A me sicuramente sì, perché non vedo l’ora di leggere qualcosa di più su una battaglia persa di Italo Calvino o sulla gentile timidezza di Vittorio Sereni, sul carisma di Luca Formenton o sulla intransigente sicumera di Pietro Citati, tanto che riesco a perdonare senza difficoltà qualche pezzo meno riuscito. (continua…)
Il paese delle prugne verdi
venerdì, 30 aprile 2010
Raccontare l’orrore senza usare dettagli crudi né un linguaggio violento. È quello che è riuscito a Herta Müller e che ragionevolmente le è valso il Nobel. Pure meritatamente, aggiungerei. Da qui a sfondare nelle classifiche di vendita il passo è lungo e misterioso, anche se forse c’è lo zampino di una citazione di Claudio Abbado da Fabio Fazio (ma basta una citazione? Che miracoli, signor Fazio!). L’orrore è quello della dittatura rumena, di ogni dittatura: mancanza di libertà, controlli, minacce esplicite, morti sospette. E viene fuori semplice com’è: un regime di poche regole ben precise, che ti opprimono con la loro costante regolarità. Un’asfissia delle abitudini. (continua…)
Hanno tutti ragione
venerdì, 9 aprile 2010
Si pubblicano molti libri asettici, di questi tempi. Scritti bene, per carità, magari anche capaci di colpirci. Ma asettici. Ecco perché viene da gridare al miracolo quando Sorrentino – a sorpresa solo per chi non abbia mai letto una sua sceneggiatura, mi assicurano – se ne esce con questo romanzo grasso e vitale. Anche imperfetto – perché dopo un inizio travolgente si smarrisce un po’, senza mai riprendere del tutto ritmo e compattezza – però sempre piacevole da leggere. Il punto è che, attraverso Tony Pagoda, Sorrentino ci dà una visione del mondo forte e netta. E questa è una caratteristica dei cari, vecchi, grandi romanzi, cui non siamo quasi più abituati. Pagoda ha una parola per tutti e per ogni esperienza della vita: amore, lavoro, vecchiaia… E il suo sguardo – disilluso e a volte persino acido – è pieno di ironia e partecipazione. (continua…)
