A volte uno sceglie un libro per un suono. Amélie Nothomb: non so se a ipnotizzarmi sia stata la musicalità di queste due parole o se l’abbia sentita nominare come una brava scrittrice. Forse tutte e due le cose. Di certo c’è che mi vorticava in testa da un po’, perciò mi sono buttato. Ebbene? Pausa. Musica d’attesa per far crescere la tensione… Continua la musica… Ebbene non lo so. Giuro che non sto giocando: il libro ha due o tre cose che ti colpiscono forte, incluso un inizio fulminante, ma sembra tutto lì. Sembra che i buoni spunti siano come buttati via, e non per colpa della scrittura, che è comunque attenta e capace di impennate, di frasi brucianti, ma perché tutto galleggia un po’ sulla superficie. Su quali abissi potrebbe aprirci lo sguardo l’idea di un attentato concepito come gesto d’amore? (continua…)
